INCONTRO CON I GENITORI DI DODO' GABRIELE

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Veramente commovente è stata la testimonianza che Giovanni e Francesca Gabriele, genitori del piccolo Dodò, vittima innocente di mafia, hanno lasciato agli alunni delle terze classi della Scuola secondaria dell'Istituto Comprensivo di Curinga, martedì 5 Maggio u.s. nell'aula magna della sede centrale. L'incontro è stato il momento conclusivo del progetto "Alla ricerca della...legalità" che, mutuando le parole della dirigente scolastica, prof.ssa Natalia Majello "... è stato un tentativo di aprire la mente dei ragazzi sul mondo circostante e sulle insidie che esso presenta, in modo da non essere impreparati nell'affrontarle...

... E la testimonianza di Giovanni e Francesca, così come quella del testimone di giustizia Rocco Mangiardi (incontrato dagli alunni il 20 aprile u.s.) devono aiutare ad orientare la vita verso la giusta direzione, facendo propri i valori quali dignità, libertà, correttezza, rispetto che Giovanni, Francesca e Rocco testimoniano con la loro vita...perché la legalità è un percorso di crescita e deve diventare un modo di essere, un abito da indossare ogni giorno". E proprio questo è lo scopo e il significato della quotidiana azione che i genitori di Dodò compiono e che hanno cercato di trasmettere ad alunni attenti ma commossi nell'ascoltare parole non di odio ma di speranza: la speranza che la Calabria possa cambiare così ciò che è successo a loro non succeda mai più. Infatti, prendendo la parola dopo la visione di un filmato sul piccolo Dodò e la lettura di lettere e messaggi scritti dagli alunni stessi e ricordando solo a tratti tutto ciò che accadde quella sera del 25 giugno 2009, mentre spensierato Domenico giocava in un campo di calcetto a Crotone, con parole semplici ma cariche di significato, nel chiedere giustizia per il loro bambino, Francesca e Giovanni hanno ammonito tutti a camminare insieme nella legalità e nel rispetto degli altri senza farsi abbagliare dall'illegalità e dal guadagno facile, condotte che inevitabilmente portano all'annientamento di sé, mentre bisogna dare valore alla vita. Loro hanno deciso di non chiudersi nello strazio, ma, aiutati dall'Associazione Libera e da don Luigi Ciotti in particolare, hanno deciso di uscire dalla trincea del dolore ed andare a testimoniare la loro esperienza per far capire l'importanza di combattere tutti insieme il potere mafioso ma soprattutto l'omertà e l'indifferenza, i mali peggiori della nostra società. A cominciare proprio dalle giovani generazioni e dalle scuole, il luogo deputato ad educare e formare cittadini consapevoli, perché solo svegliando la coscienza si può combattere la mafia che attecchisce laddove mancano cultura e consapevolezza.( A tal proposito ha colpito ciò che hanno detto del Killer, definendolo vittima di se stesso e dell'ambiente in cui è cresciuto, lontano dalla scuola e con modelli di riferimento negativi). Condividere il loro dolore ha significato non dimenticare e provare ad alleggerire la loro sofferenza, ma per i nostri ragazzi anche un'occasione di riflessione e di crescita che, speriamo, contribuisca a far germogliare quei semi di cittadinanza presenti già nell'animo di molti, a partire proprio dal decidere da che parte stare ogni giorno nelle piccole e grandi cose...

Un ringraziamento particolare va al Coordinamento Libera Catanzaro che ha reso possibile l'incontro.

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